Recensione: Le favolose

– VENEZIA 2022: Nel nuovo film tra realtà e finzione di Roberta Torre, cinque amiche trans rievocano il loro passato scintillante e un’amica che non c’è più, tra balli, risate e sedute spiritiche

Cinque amiche trans, una vecchia villa, un armadio pieno di vestiti luccicanti e di ricordi, una compagna di avventure morta prematuramente e una seduta spiritica organizzata per invocarla. Accade nel divertente nuovo film di Roberta Torre, Le favolose, che apre quest’anno la sezione Notti Veneziane alle 19me Giornate degli Autori della Mostra di Venezia. Tra battute, balli, risate e qualche zuffa, Porpora, Nicole, Sofia, Veet e Mizia si ritrovano dopo tanti anni, e uno spunto di finzione (una lettera che riemerge dal passato) dà loro l’occasione per rievocare gli anni andati scintillanti, le loro gesta favolose, ma anche i momenti meno felici della loro vita.

(L’articolo continua qui sotto – Inf. pubblicitaria)

Tutto parte da Porpora (Marsciano, attivista storica del movimento LGBT italiano), che chiama a raccolta le sue vecchie compagne, protagoniste come lei della costellazione trans anni ’70 (Nicole De Leo, Sofia Mehiel, Veet Sandeh, Mizia Ciulini): ha ritrovato per caso una vecchia lettera, mai aperta, di Antonia (Iaia), la loro amica deceduta trent’anni prima, e vorrebbe leggerla insieme a loro. Nella lettera, Antonia chiedeva alle sue amiche di assicurarsi che, una volta morta, fosse sepolta con indosso il suo abito verde preferito; invece, la sua lettera non fu mai letta e, di fatto, Antonia fu posta nella bara vestita da uomo, perché così voleva la sua famiglia. Le cinque donne cercano quindi di rimediare a questa mancanza, oggi, ricorrendo anche al soprannaturale, se necessario.

Riunitesi nella villa che era stata teatro delle loro avventure giovanili, e dove erano solite travestirsi per diventare “favolose” attingendo da un armadio ricco di piume e paillettes, le protagoniste si confrontano sul loro passato: “Eravamo state felici in questa casa, ma lo eravamo state nella nostra vita?”. Riemergono così i ricordi, le vecchie fotografie, il rapporto con le loro famiglie, gli anni della prostituzione – libera, senza protettori – come unico mezzo di sussistenza (“senza l’onesta professione, non ce l’avremmo mai fatta”, confessa Porpora), ma anche la dipendenza dalle droghe, le violenze subite, le drammatiche lotte per la libertà di essere ciò che volevano essere.   

Il tema rilevante delle persone transessuali che in morte vengono private della loro identità (spesso le famiglie impongono che anche le lapidi riportino i loro vecchi nomi, prima della transizione) si combina quindi con il racconto in viva voce delle esperienze di queste donne che trasudano vitalità, orgoglio e libertà, fino a una svolta della trama nel territorio del fantasmatico che fa sorridere, e che dà a quest’oggetto curioso che è il nuovo film di Roberta Torre i contorni di una favola. Una favola “per ridare a tutte le Antonie vissute all’ombra del furto della propria identità, gli abiti che avrebbero voluto”, è l’intento della regista. Un’opera che con un sorprendente mix di generi aggiunge un nuovo, importante tassello alla conoscenza dell’universo LGBT. Nel cast del film, in forma “eterea”, anche Massimina Lizzeri e l’artista visiva, performer e modella Mina Serrano.

Le favolose è una produzione Stemal Entertainment, Faber Produzioni con Rai Cinema. Dopo il passaggio alle Giornate degli Autori, il film, realizzato in collaborazione con Mit–Movimento Identità Trans, uscirà nelle sale italiane il 5-6-7 settembre con Europictures.

(L’articolo continua qui sotto – Inf. pubblicitaria)

Recensione: Le favolose