Tactics Ogre: Reborn, la recensione di un classico di Square Enix che torna in forma smagliante

Come si migliora ulteriormente un titolo che a sua volta era già una specie di remake? Square Enix aveva la soluzione a portata di mano, la più banale in assoluto. Bastava prendere Tactics Ogre: Let Us Cling Together per PSP, che era uscito nel 2010, sbattergli sopra un filtraccio “smooth”, e riproporlo a prezzo budget, tanto il gioco era già un capolavoro. E in parte è proprio ciò che il publisher di Final Fantasy ha fatto. La versione PSP di Tactics Ogre, come dicevamo sopra, era già un remake dell’originale, uscito per SNES nel 1995, perciò sarebbe stato facile percorrere la strada del remaster di basso profilo che ultimamente va tanto di moda. Invece si è preferito dare meno spazio a un miglioramento tecnico per concentrarsi sul gameplay, facendo tesoro dei feedback dei giocatori che per anni hanno amato Tactics Ogre e hanno chiesto a gran voce il suo ritorno.

La nostra recensione di Tactics Ogre: Reborn vi spiegherà perché dovreste assolutamente giocare – o rigiocare – uno dei migliori strategici a turni che abbiano mai graziato il nostro hobby preferito.

Storia, grafica e musiche

Tactics Ogre: Reborn, le scelte multiple cambiano la storia

La serie creata da Yasumi Matsuno quando era in Quest, e prima che andasse a lavorare su Final Fantasy Tactics per Square Enix, è sempre stata un po’ schizofrenica: cambia nome da un episodio all’altro, passando da Ogre Battle a Tactics Ogre in base al gameplay, e conta solo tre episodi principali e due spin-off. E forse è proprio per questo motivo che non serve aver giocato gli altri titoli per comprendere la storia di Tactics Ogre: Reborn, che è perfettamente autonoma e contenuta. È anche totalmente in inglese: il lessico impiegato è forbito ma scorrevole, tuttavia potreste avere problemi se non conoscete la lingua, soprattutto perché c’è tanto, ma proprio tanto da leggere e la trama non è che sia proprio leggerissima.

Ispirandosi alle guerre jugoslave dei primi anni ’90, Matsuno ha scritto una storia estremamente politica, fatta di intrighi, complotti, alleanze e tradimenti che ruota intorno al personaggio di Denam Pavel che, insieme alla sorella Catiua e all’amico d’infanzia Vyce, combatte nella Ribellione per riprendersi il regno di Valeria dagli invasori Galgastani.

Chi ha giocato Final Fantasy Tactics noterà non poche somiglianze nello spirito solenne e fatalistico della narrativa, cosa che ha perfettamente senso visto che i due GDR strategici condividono la stessa paternità. In Tactics Ogre, tuttavia, l’elemento soprannaturale ha un ruolo più contenuto per gran parte della campagna: siamo consapevoli che il paragone ormai sia diventato un po’ banale, ma Tactics Ogre è davvero Il Trono di Spade dei GDR nipponici.

I colpi di scena si sprecano; nessuno è mai al sicuro e la storia mette continuamente in dubbio la sopravvivenza di qualsiasi personaggio, protagonisti compresi. Il giocatore è chiamato a compiere numerose scelte che stabiliscono l’allineamento di Denam e trasformano radicalmente la campagna: cambiano le missioni, le scene d’intermezzo, i finali e alcuni personaggi potrebbero persino decidere di abbandonare l’esercito del protagonista.


Tactics Ogre: Reborn, un dettaglio della mappa del gioco
Tactics Ogre: Reborn, un dettaglio della mappa del gioco

Questo sistema fa di Tactics Ogre: Reborn un GDR estremamente rigiocabile, con una narrativa adulta e avvincente, accompagnata dalla sontuosa colonna sonora – ora orchestrata – di Hitoshi Sakimoto e Masaharu Iwata, gli stessi compositori che avrebbero poi graziato anche Final Fantasy Tactics. E infatti le musiche si somigliano parecchio, c’è poco da fare. Questa nuova versione implementa tra l’altro un inedito doppiaggio in inglese o in giapponese che migliora il coinvolgimento in generale, sebbene non tutti gli attori siano sempre sul pezzo.


L'immagine principale di Tactics Ogre: Reborn
L’immagine principale di Tactics Ogre: Reborn

La narrativa è insomma fedelissima all’originale, e abbiamo avuto l’impressione che Square Enix non abbia cambiato una virgola rispetto all’edizione PSP, ma questo significa che Tactics Ogre: Reborn pecca ancora nella caratterizzazione di un cast forse troppo ampio. La scrittura sembra privilegiare soprattutto i tre protagonisti Denam, Catiua e Vyce, mentre i comprimari, che sono davvero tantissimi, sono delineati più sommariamente, soprattutto gli antagonisti un po’ troppo stereotipati. Bisogna dire che si fa anche un po’ di fatica a rivedere negli sprite 2D le bellissime illustrazioni di Hiroshi Minagawa e Akihiko Yoshida, e forse questo è l’aspetto più debole di questa versione rimasterizzata. Pur essendo contraddistinta da una pixelart vecchia scuola, avremmo forse preferito una revisione degli sprite, che peccano in dettagli e animazioni.

Square Enix si è invece concentrata sull’effettistica e l’illuminazione, limitandosi ad applicare un filtro che finisce per sgranare sensibilmente l’immagine sui pannelli di grandi dimensioni. Il risultato non è affatto sgradevole, ma le sbavature saltano all’occhio, specialmente nello stacco tra gli sprite 2D e gli scenari isometrici. Non abbiamo avuto l’opportunità di testare la versione Nintendo Switch del gioco, ma l’esperienza – Triangle Strategy e i vari Disgaea, per dire – ci insegna che in portabilità giochi come questo rendono molto meglio, quindi fate le vostre considerazioni.

Migliorare un capolavoro


Tactics Ogre: Reborn, il sistema di classi garantisce un'enorme varietà di strategie
Tactics Ogre: Reborn, il sistema di classi garantisce un’enorme varietà di strategie

Se dovessimo stare a elencare tutti i miglioramenti che Square Enix ha apportato alla base di Tactics Ogre: Let Us Cling Together questa recensione diventerebbe un mattone illeggibile. Sono tanti, tantissimi, e tutti meravigliosamente efficaci, ma forse è meglio partire dalle basi, nel rispetto di chi Tactics Ogre non ha mai avuto la fortuna di giocarlo. È uno strategico a turni, e fin qui dovrebbe essere chiaro, con un’impostazione molto simile al recente Triangle Strategy o al più conosciuto Final Fantasy Tactics: tra un intermezzo della storia e l’altro bisogna gestire il proprio esercito, costituito dai protagonisti e dai generici mercenari che possiamo reclutare, e le battaglie si svolgono in mappe a scacchiera in cui dovremo schierare un certo numero di unità. Sul campo di battaglia, l’ordine delle azioni è definito dalle velocità individuali, ed è sempre consultabile a vista.

L’azione e il movimento sono indipendenti: nel turno di un’unità possiamo scegliere se muoverci o agire nell’ordine che preferiamo, rispettando sempre i limiti imposti dalle caratteristiche del personaggio. Caratteristiche – come le armi che si possono impugnare o gli incantesimi che si possono lanciare – che dipendono da un robusto sistema a classi: in questa versione Reborn non esistono più i livelli individuali delle classi, dunque cambiando classe a un personaggio non si incorre in nessuna penalità e non bisogna ripartire dal livello minimo.


Tactics Ogre: Reborn, l'interfaccia è stata ridisegnata e snellita
Tactics Ogre: Reborn, l’interfaccia è stata ridisegnata e snellita

Già questo cambiamento influenza il gameplay e la scorrevolezza dell’esperienza in modo sostanziale. Significa che possiamo cambiare la configurazione della nostra squadra preferita per tentare nuove strategie senza alcun affanno, ed è solo uno dei tanti miglioramenti che Square Enix ha apportato alla formula di gioco con la chiara intenzione di renderlo più accessibile e intuitivo. Le schermate sono state ridisegnate e parzialmente riorganizzate, in modo da facilitare ogni scelta o modifica in termini di armi, equipaggiamento, accessori, incantesimi e abilità.

L’esperienza è stata snellita in generale con una serie di implementazioni furbette, come la possibilità di salvare diverse squadre in comodi slot per la selezione rapida nel momento dello schieramento, o la modalità di addestramento, che rimpiazza totalmente le battaglie casuali nella mappa e consente di “allenare” le nostre unità molto più velocemente, magari attingendo alle configurazioni dell’intelligenza artificiale che possono giocare per noi, sollevandoci dal tedioso grind che caratterizza questo genere.


Tactics Ogre: Reborn, l'effettistica adesso è in alta risoluzione
Tactics Ogre: Reborn, l’effettistica adesso è in alta risoluzione

Abbiamo anche apprezzato l’aggiunta degli obiettivi secondari, incarichi del tutto facoltativi che cambiano di missione in missione e garantiscono punti esperienza extra oppure consumabili utilissimi come i nuovi Charm, che possono elargire interi livelli ai singoli personaggi o incrementare le loro statistiche. L’idea sembrerebbe essere stata quella di fornire ai giocatori tutti gli elementi possibili per divertirsi fin da subito, anche se la curva di apprendimento dei sistemi di gioco e delle varie funzionalità resta abbastanza ripida, con buona pace degli ottimi tutorial. Tactics Ogre: Reborn è un gioco estremamente denso di meccaniche, oggetti, abilità e parametri che devono essere tenuti da conto nel corso delle partite, specialmente nelle fasi avanzate della campagna.

Square Enix ha apportato modifiche che hanno assolutamente senso – per esempio, ogni abilità adesso consuma la stessa risorsa universale, i Magic Point – e introdotto nuove meccaniche come le carte, che compaiono completamente a caso sulla scacchiera e garantiscono benefici o svantaggi permanenti: la loro sola presenza cambia il modo in cui ci si approccia al combattimento, inducendoci a decidere se muovere le unità per raccogliere le carte oppure no, pur sapendo che potrebbero appropriarsene i nemici.


Tactics Ogre: Reborn, il gioco è completamente in inglese
Tactics Ogre: Reborn, il gioco è completamente in inglese

In questo senso, l’intelligenza artificiale è stata riveduta e corretta rispetto alla versione PSP. I nemici ci sono apparsi in generale più svegli e consapevoli delle circostanze, con una chiara tendenza a prendersi le carte migliori sul campo di battaglia e a puntare le unità più deboli della nostra compagnia. Allo stesso modo, Square Enix ha migliorato sensibilmente anche l’intelligenza artificiale dei PNG alleati, che ora mostrano tendenze molto meno suicide rispetto al passato: chi ha giocato Let Us Cling Together ricorderà con raccapriccio le missioni di salvataggio o scorta, in cui era necessario proteggere unità fragili che avevano il vizio di andare incontro ai nemici invece di scappare. I PNG in questione ora si curano, cercano le strade migliori per tenersi lontani dai nemici o raggiungere il party del giocatore, e in generale restano in vita più facilmente.

Nella peggiore delle ipotesi, si può sempre ricorrere al Chariot Tarot, una funzionalità che consente di riavvolgere i turni della partita entro un certo limite – che comunque aumenta proseguendo nell’avventura – per cambiare una mossa infelice di cui magari ci siamo pentiti e provare una nuova tattica.


Tactics Ogre: Reborn, le resistenze elementali giocano un ruolo chiave
Tactics Ogre: Reborn, le resistenze elementali giocano un ruolo chiave

Questi cambiamenti potrebbero suggerire un’idea sbagliata, e cioè che il gioco sia diventato più facile. Square Enix ha invece apportato un bilanciamento a tutto tondo non solo alle unità eroiche, alle classi e alle varie abilità, ma anche a certe dinamiche di gioco più sottili. Il Party Level è una di esse: si tratta del livello massimo che ogni unità può raggiungere fino a quel punto della storia, e che quindi impedisce di migliorare troppo i personaggi tramite Charm o addestramenti per poi superare le missioni a forza bruta. L’altro interessante ritocco alla difficoltà riguarda la morte permanente, che adesso subentra se non si rianima un personaggio sconfitto entro tre turni. Anche le scelte più controverse – come la rimozione dei Rogue dalle classi giocabili – assumono contorni più definiti sul lungo corso, in un delicato lavoro di equilibrismo che solo chi ha giocato la versione precedente riuscirà a comprendere davvero.

Tactics Ogre: Let Us Cling Together era un titolo lungo e impegnativo, ma mai frustrante, che peccava solo nel bilanciamento di alcune missioni troppo lunghe o ripetitive nelle battute finali della campagna. La versione Reborn sembrerebbe essere stata pensata per venire incontro alle esigenze dei vecchi fan, che magari vogliono provare qualche nuova strategia senza impelagarsi in un grind forsennato di livelli, e di quelli nuovi, che in questo modo si avvicineranno in modo più rilassato alla storia e al gameplay di questa splendida serie.

Tactics Ogre: Reborn, la recensione di un classico di Square Enix che torna in forma smagliante