La DIVINITÀ della CHIESA di CRISTO

Introduzione

Nel Vangeli (libri storicamente e filologicamente attendibili) leggiamo
che Gesù Cristo (personaggio storico realmente esistito) ha
istituito una religione o una Chiesa, affinché tutti gli uomini
potessero praticare la vera religione e salvarsi l’anima nell’unica
vera Chiesa fondata dall’unico Redentore del genere umano. 

Perciò, la vera religione non esiste solo in astratto, in teoria
o nei libri dei preti, ma essa è qualcosa di reale, che deve
poter essere praticata in concreto da ogni uomo che lo voglia.

Tuttavia dal XVI secolo ci vengono presentate varie “chiese” o
“società religiose”, ognuna delle quali pretende di essere
quella vera, ossia quella fondata da Gesù Cristo.

Tuttavia, costatiamo facilmente che queste diverse “forme di
religiosità” hanno tra di loro delle grandi differenze o
addirittura contraddittorietà tra la dottrina (morale e
sacramenti) dell’una e quella delle altre. Perciò, è
impossibile che tutte siano la vera religione; così che la vera
religione è una sola, a esclusione di tutte le altre,
poiché la verità è una sola e due proposizioni
contraddittorie non possono essere entrambe vere.  

Allora bisogna ricercare (scrutando i quattro Vangeli alla luce della
Tradizione) quale sia la vera società spirituale fondata da
Gesù Cristo, in cui si possa praticare la vera religione.
Insomma, qual è la vera Chiesa di Cristo?

L’istituzione
della Chiesa da parte di Gesù Cristo

L’uomo è per natura un animale sociale o socievole e non
solivago e silvestre, cioè ha bisogno di vivere in una
società (famiglia, Stato e Chiesa) per provvedere alle sue
necessità fisiche, materiali, temporali e pure spirituali.

Gesù ha agito rispettando la natura umana conformemente alla sua
essenza. Infatti, siccome, l’uomo per sua natura è un animale
socievole, Egli ha fondato una società spirituale in cui
praticare la vera religione. Essa si chiama Chiesa cattolico/romana.

Maggiore
– Gesù 1°) ha
convocato Apostoli e discepoli «Vedendo due fratelli, Simone -
detto Pietro – e Andrea e disse loro: “Venite dietro me, vi
renderò pescatori di uomini”» (Mt., IV, 19); ossia ha posto la
«causa materiale»
di una società. 2°)
Li ha organizzati o unificati, ponendo la «causa formale» di essa,
mediante il triplice legame: a) di
fede
«chi crederà sarà salvato, chi non
crederà sarà condannato» (Mc., XVI, 15); b) di
culto
«andate e battezzate nel nome del Padre…» (Mt., XVIII, 19); c) di
autorità o di giurisdizione
«tutto ciò che
legherete sulla terra sarà legato anche in cielo…» (Mt., XVIII, 19). 3°) Gesù ha dato loro una
«causa finale», la gloria di Dio e
la salvezza delle anime «chi crederà sarà
salvo» (Mc., XVI, 16);
infine 4°) lui stesso li ha posti gerarchicamente
sotto una guida o un’autorità suprema
, dicendo: «Tu
sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa» (Mt., XVI, 18) e inoltre:
«Pasci i miei agnelli e le mie pecorelle» (Gv., XXI, 15-17) (1).

Minore
– Insomma, Gesù ha posto le quattro cause (materiale, formale,
efficiente e finale) che fondano una società, unendo in un sol
corpo i suoi discepoli, organizzandoli in vista di un fine e ponendoli
sotto un’autorità, fornendoli di mezzi di sopravvivenza
soprannaturale: i sacramenti, il credo e i 10 Comandamenti. 

Ora, chi pone le quattro cause di una società, fonda la suddetta
società.

Conclusione
– Quindi, Gesù ha fondato una società, perché chi
pone le quattro cause di essa la fonda ipso facto

L’istituzione
divina della Chiesa di romana


Gesù chiede ai suoi Apostoli (Mt.,
XVI, 17): «Chi dicono gli uomini che sia il Figlio dell’uomo? […]
Voi cosa dite che io sia? Rispose Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio
del Dio vivente”. Allora, Gesù gli disse: “Beato sei tu, Simone
figlio di Giovanni”. […]. Io ti dico che “tu sei Pietro, e, su questa
pietra io fonderò la mia Chiesa”».

Poi Gesù ha dato agli altri Apostoli la missione di predicare la
sua dottrina: “Andate e predicate il Vangelo” (Mc., XVI, 15), di amministrare i
sacramenti: “Battezzando nel Nome del Padre…” (Mc., XVI, 16) e di governare i
fedeli dirigendoli sino al Paradiso: “Chi disprezza voi disprezza me” (Lc., X, 16). Infine ha dato a
Pietro il Primato di giurisdizione su tutti gli altri Apostoli: “Pasci
i miei agnelli, pasci le mie pecorelle” (Gv. XXI, 15 ss.), Primato che gli
aveva promesso a Cesarea di Filippo (Mt,
XVI, 18).

Perciò è chiaro che secondo i Vangeli Gesù ha
fondato una società, in cui praticare la vera religione di modo
che chi disprezza tale Chiesa, disprezza pure il suo Fondatore.

Come
riconoscere la vera Chiesa di Cristo?

Gesù ha fornito la sua Chiesa di quattro “Note” (dal verbo
latino “noscere /
riconoscere”) permanenti. Perciò, partendo da esse tutti gli
uomini possono facilmente riconoscere la Chiesa fondata da Cristo e
discernerla dalle sue contraffazioni, facilmente e in maniera certa.

Queste “Note”, sono “caratteristiche visibili” e non sono dei “codici”
esoterici o criptici riconoscibili solo da un “piccolo resto” di
eletti; neppure delle “tesi metafisiche” alle quali arriverebbero
soltanto i filosofi e i teologi di professione o da coloro che fanno
finta di esserlo e di averle capite.

Il credo niceno/costantinopolitano (anno 381) professa che la Chiesa
è “una, santa, cattolica e apostolica”. Perciò, solo la
Chiesa che possiede queste quattro note è quella fondata da
Gesù Cristo, le altre sono una sua contraffazione, ossia sono
sette ereticali o scismatiche. 

Cerchiamo di studiare – una per una – queste quattro note e vedere
quale Chiesa le possegga.

L’unità

La
Chiesa serve a farci praticare la vera religione per riunire (religione
viene dal verbo latino “religare
/ riunire”) l’uomo a Dio. Siccome l’uomo è un animale socievole,
anche la religione deve essere praticata in una società o Chiesa.

Nella Santa Scrittura si legge che la Chiesa di Cristo è “un edificio” (Mt.,
XVI, 18); “un
regno” (Mt., XVI, 19); “un ovile” (Gv., X, 6); “un corpo” (Rom., XII, 4-6).

Insomma l’unità e l’unicità della Chiesa sono divinamente
rivelate.

Ora tale unità riguarda: 1°)
la dottrina: infatti, san Paolo
insegna: “Un solo Signore, una sola dottrina, un solo battesimo” (Efes., IV, 5); 2°) il governo: Gesù ha
paragonato la sua Chiesa a un
regno (Mt., XVI, 19) in cui tutti gli
individui dipendono da un capo. Infatti, senza unità di governo
nessuna società può sussistere, ma si cade
immancabilmente nell’anarchia; 3°)
i sacramenti: istituiti da
Gesù per santificare le anime nel numero di sette che nessuno
può cambiare: il Battesimo (Gv.,
III, 5); la Cresima (Atti,
VIII, 14); l’Eucarestia (Gv.,
VI, 1-72); la Confessione (Gv.,
XX, 21-23); l’Estrema Unzione (Giac.,
V, 13-15); l’Ordine Sacro (Lc.,
XXII, 19); il Matrimonio (Mt.,
XIX, 4-9).

Ora l’unità di questi tre elementi si trova solo nella Chiesa
romana. Infatti, la Chiesa romana ha sempre avuto lo stesso credo
apostolico/niceno/costantinopolitano, ha sempre avuto i medesimi sette
sacramenti istituiti da Gesù ed ha avuto sempre il medesimo capo
visibile supremo, il Papa.

Invece, le altre “chiese” dette cristiane non hanno 1°) l’unità di fede,
poiché ammettono il “libero esame”, secondo cui ogni fedele
può interpretare la S. Scrittura come crede lui; 2°) l’unità sacramentale:
infatti, chi ammette solo due sacramenti, chi invece cinque; 3°) l’unità di governo, avendo abrogato la
gerarchia, chi solo il Papato e chi il sacerdozio e l’episcopato.

La
santità

Siccome la Chiesa è “l’unione di Cristo con l’uomo, in forma
sociale” deve essere “santa” poiché riunisce l’uomo a Dio. Ora,
tutto ciò che sta in contatto con Dio è santo,
così la Chiesa deve essere santa, essendo santificata dal
contatto con Dio.

San Paolo insegna che “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato Se stesso
per Lei, al fine di santificarla
di prepararsela come sposa
immacolata
” (Efes. I,
4).

In senso specifico, la Chiesa è santa perché sono santi 1°) la sua causa efficiente, ossia il
suo Capo invisibile: Gesù Cristo; la sua anima che la vivifica: lo
Spirito Santo; il suo collo,
che unisce il Capo (Cristo) alle membra (i fedeli), ossia: la Madonna.

Inoltre, è santa 2°) la sua dottrina (che è
divinamente rivelata), i suoi
Comandamenti
per condurci in Paradiso (datici da Dio come Legge
naturale, poi rivelati a Mosè che, infine, fu perfezionato da
Gesù Cristo) e i suoi
sacramenti
(che producono la grazia santificante, essendo canale
di santità).

Infine, sono santi 3°) alcuni dei suoi membri, anche se
fanno parte di essa pure molti peccatori.

Insomma, la Chiesa è santa quanto alle cause estrinseche:
efficiente e finale; mentre è umana quanto alla sua causa
intrinseca: materiale, Pastori e fedeli. Ora, anche quanto alla causa
materiale, la Chiesa conta numerosi santi tra le sue membra.

Invece, il principio e fondamento della religiosità delle
“chiese” luterane separate da Roma è il “pecca fortiter sed fortius crede”,
principio che, invece, rappresenta la negazione della santità e
della vita virtuosa.

La
cattolicità

La cattolicità o universalità, dal punto di vista
apologetico, vale in senso negativo; ossia, restano escluse tutte le
“chiese” che non sono universali ma nazionali (Anglicani, Gallicani,
Vecchi cattolici…).

L’apostolicità

La Chiesa è detta
apostolica perché è fondata sugli Apostoli scelti da
Gesù e governata dai loro successori (Papa e vescovi).

Tuttavia, occorre distinguere una duplice
apostolicità
: 1°)
di dottrina, trasmettere la stessa dottrina insegnata dagli Apostoli,
senza mutazioni sostanziali. 2°)
Di successione o cronologica, i Pastori (Papa e
vescovi) di oggi debbono essere i successori degli Apostoli in una
catena, mai interrotta, che va da Pietro e dagli altri undici Apostoli
sino alla fine del mondo.

Per quanto riguarda le “chiese” protestanti esse non hanno
l’Apostolicità; mentre, le “Chiese” dette ortodosse (slave e
greche) hanno una successione materiale,
quanto al potere d’Ordine; ma non formale, quanto alla giurisdizione, rifiutando il
Primato di Pietro da cui viene ogni giurisdizione ai vescovi.

Inoltre, se le “chiese” ortodosse vantano la successione cronologica
dagli Apostoli, solo la Chiesa di Roma può vantare la
discendenza ininterrotta del suo vescovo da Pietro. Perciò, solo
la Chiesa cattolico/romana è, non soltanto materialmente (quanto
all’Ordine), ma anche formalmente (quanto alla giurisdizione)
apostolica.

Conclusione

Nessuna “chiesa”, al di fuori di
quella romana, può essere la Chiesa fondata da Cristo,
perché non ha le quattro “note” che distinguono la vera Chiesa.
Perciò, tutte le “chiese” separate da Roma sono false e non sono
la vera Chiesa fondata da Gesù Cristo.

La Chiesa di Cristo non è soltanto puramente spirituale,
invisibile, interiore o pneumatica. Questa è la dottrina
ereticale dei protestanti, che presentano la Chiesa come
“Società dei soli Santi”, in cui s’incontrano le anime che
professano la stessa fede in Cristo al di sopra di ogni struttura
visibile.

Certamente la Chiesa di Cristo è un mistero soprannaturale o “mistico” che viene da Dio e porta
in Cielo (Ef., V, 32), ma non
esclude che sia anche visibile; ossia, essa è anche un “corpo” (Ef., V, 32), cioè ha i suoi
componenti umani (capi e sudditi), i suoi mezzi (magistero, impero e
santificazione); infatti gli uomini non sono angeli. Quindi la Chiesa
di Cristo dev’essere visibile e non puramente spirituale. Il Verbo
s’è incarnato, la Chiesa è incarnata.

Secondo la definizione di S. Roberto Bellarmino e ripresa dal magistero
ecclesiastico della Chiesa come «Società dei fedeli
battezzati, che hanno la stessa fede, partecipano agli stessi
sacramenti e sono sottomessi ai legittimi pastori e specialmente al
Pontefice romano», si deve concludere che la Chiesa è
visibile; altrimenti, bisogna rinunciare al concetto di Chiesa come
società di uomini militanti e credenti in Cristo.

Ora, ogni società composta di uomini mancherebbe della sua causa formale se non avesse
un’autorità (2) , che mette in ordine la
causa materiale (i fedeli) e la dà l’unità. Infatti 1°) gli uomini si sbandano senza
un’autorità e 2°)
la società è costituita da più uomini, che
scelgono di unirsi sotto un’autorità per conseguire il loro fine
comune. Quindi senza l’autorità non v’è società.

Quando Gesù sceglie i Dodici Apostoli e li mette a capo della
sua Chiesa, stabilisce che uno
solo tra di essi
avrà il primato di giurisdizione o di governo su tutti
(episcopato monarchico) e promette che tale potere si
trasmetterà d’epoca in epoca sino alla fine del mondo: “Io sono con voi tutti i giorni sino alla
fine del mondo
” (Mt.,
XXVIII, 18).

Il capo della Chiesa militante è un uomo esistente in atto, in
carne e ossa e non soltanto virtualmente, egli è visibile a
tutti (perciò non può essere solo in potenza o materialiter; in questo caso non
sarebbe visibile, ma deve essere Papa formaliter),
è Pietro e nel corso dei secoli i suoi successori, ossia i
Pontefici romani.

La Chiesa è un gregge, una società che non solo
dev’essere governata o diretta, ma è anche una scuola che
dev’essere istruita sulla verità che Gesù ha rivelato.
Ora una scuola è inconcepibile senza un maestro che insegna e
degli allievi che imparino. Il maestro non è un libro, ma un
uomo esistente in atto, in carne e ossa, che spiega il libro e risponde
alle domande degli allievi. Quindi, oltre la Rivelazione divina (S.
Scrittura e Tradizione divino/apostolica) vi deve essere un magistero
che interpreti e spieghi la Rivelazione. Questo magistero non
dovrà aggiungere nulla di proprio, ma trasmettere, approfondire
e difendere il Deposito rivelato sino alla fine del mondo. Solo tramite
la catena ininterrotta dei vescovi (episcopato subordinato) e dei Papi
(episcopato monarchico) successori degli Apostoli e di Pietro noi
possiamo ricongiungerci a Cristo e alla sua Chiesa.

Inoltre, la Chiesa dispensa la vita spirituale e soprannaturale,
meritataci e ottenutaci dal Sacrificio di Cristo, tramite il potere di
santificare o sacerdozio, che Gesù ha consegnato (assieme al
governo e al magistero) agli Apostoli sotto la guida di Pietro.

Senza vita soprannaturale il magistero e il governo non avrebbero
ragion d’essere poiché il fine della Chiesa è la salvezza
delle anime: “Salus animarum, suprema
lex Ecclesiae
”. Quindi, se la Chiesa insegna una verità e
governa le anime, è per condurle in Paradiso mediante la grazia
o vita soprannaturale, che è inizio della gloria del Cielo.

Dunque, nonostante la debolezza dell’elemento umano a cui Gesù
ha affidato il potere d’insegnare, governare e santificare, esso -
quanto alla sostanza – perdurerà sempre nella Chiesa universale
(cattolica quanto al tempo e allo spazio).

Sempre e in tutto il mondo
(non solo dove si trovano i club e i centri di un movimento
cultural/religioso) dovrà sussistere un potere di santificare
tutte le anime mediante i sacramenti. Se, per assurdo, la maggior parte
delle anime di quasi tutto il mondo, per lungo tempo, senza loro colpa
non potesse essere santificata dai sacramenti “le porte degli inferi”
avrebbero prevalso sulla Chiesa visibile e gerarchica come Gesù
l’ha fondata, essendo i sacramenti uno dei tre elementi (assieme al
credo e ai comandamenti) che assicurano la divinità e
santità della Chiesa. Dunque i frutti del Sacrificio della Croce
dovranno essere applicati da vescovi e da sacerdoti in carne ed ossa
sino alla fine del mondo, nel mondo intero, a tutte le anime battezzate
che li desiderano e che non vi pongono impedimenti.

Infatti, è specialmente nei sacramenti che si costata e si tocca
quasi con mano l’aspetto esteriore e visibile della Chiesa. Materia e
forma, grazia e natura, visibile e invisibile, nei sacramenti sono
essenzialmente uniti. La stessa composizione la si ritrova nella
persona del Verbo incarnato (vero Dio e vero uomo) e nella Chiesa
(Corpo mistico) ed è stata negata 1°) dai docetisti secondo i
quali Gesù è solo Dio e sembra essere uomo ma non lo
è; 2°)  dai protestanti, secondo cui la Chiesa è
puramente spirituale.

«Il sacramento dell’Ordine consacra con un rito esterno i capi e
i dirigenti della Chiesa presso i quali risiede ogni potere di
santificazione e di governo. Senza di essi non avremmo la Presenza
reale di Cristo, cioè la fonte della santificazione delle anime:
Dio non abiterebbe più sulla terra. Senza il sacerdozio non
è concepibile la Chiesa sia come società mistica di
redenti (tramite il potere di santificare), sia come società
giuridico/religiosa e umana (tramite il magistero e il governo).
Infatti, sia il sacerdozio che il magistero e che il governo della
Chiesa sono nelle mani dei successori di Pietro (i Papi) e degli
Apostoli (i vescovi). La Chiesa comincia e culmina “dal” e “nel” sacerdozio. Senza il
sacerdozio, non esiste la Chiesa» (3).

La Chiesa è gerarchica; tuttavia, non è solo docente,
santificante e governante (Papa e vescovi); ma anche discente,
santificata e governata (sacerdoti e fedeli). Infatti, una sacra
gerarchia senza fedeli sarebbe come un re senza sudditi, come un capo
senza corpo. Inoltre, i fedeli senza gerarchia sarebbero come un corpo
senza il cervello o un gregge sbandato e senza il pastore.

San Paolo insegna: «Molte sono le membra, ma uno solo è il
corpo. Né l’occhio può dire alla mano: “Non ho bisogno di
te”; né la testa ai piedi […]. Anzi quelle membra che sembrano
più umili sono le più necessarie. […]. Dio ha composto il
corpo affinché non vi fosse disunione in esso, ma anzi le varie
membra avessero cura le une delle altre. Quindi, se un membro soffre,
tutte le membra soffrono insieme; e se un membro sta bene, tutte le
altre gioiscono con lui» (1
Cor., XII, 4-20). 

Il Papa è il capo, ma non è tutto il corpo; i vescovi
sono il cuore ma non sono tutto il corpo e nemmeno il capo che governa
anche il cuore. Il sommo Pontificato monarchico (Pietro capo della
Chiesa) e l’episcopato subordinato (i vescovi sub Petro) sono essenziali alla Chiesa
come Gesù l’ha voluta, ma anche i fedeli lo sono, pur se in
maniera meno nobile dei Pastori.

Se la Chiesa è stata istituita per portare la Redenzione a tutti
gli uomini di tutti i tempi sino alla fine del mondo non può che
essere visibile in atto, con una gerarchia visibile formalmente, con un
popolo di fedeli, visibile a tutti, con dei sacramenti visibili, con
una fede e una morale che siano visibili e conoscibili a tutti e non ai
soli “metafisici” o “eletti”.

Ora, è proprio l’aspetto visibile e umano della Chiesa che
può essere offuscato accidentalmente e pro tempore, ma non può essere
distrutto completamente dal male e dall’errore.

Invece, non può essere compromessa – neppure accidentalmente -
la sua origine, Gesù Cristo; il suo fine, il Cielo e i suoi
divini elementi, il credo, i comandamenti e i sacramenti.

Si può fare un paragone con il peccato originale, esso non ha
distrutto la natura umana, ma l’ha ferita. Invece secondo Lutero
l’avrebbe distrutta. Così la Chiesa, nel suo elemento umano, non
può essere distrutta secondo la dottrina cattolica, ma
può essere ferita. Occorre evitare i due estremi: 1°) la Chiesa solamente
spirituale (a capo di una Chiesa virtuale) perché ogni gerarchia
sarebbe essenzialmente perversa (luteranesimo); 2°) la Chiesa totalmente
immacolata anche nella sua componente umana, poiché la gerarchia
è quasi divina e sarebbe infallibile anche quando il Pastore
supremo parla come dottore privato oppure senza definire e obbligare a
credere.

Purtroppo, talvolta la mondanità, il vizio e anche la mancanza
di chiarezza dottrinale nel non reprimere fermamente un errore, nel
tollerarne qualcun altro o anche l’eccezionale possibilità di
errori positivi nel magistero non infallibile (4) possono
attaccare i membri della Chiesa discente e docente.

Tuttavia, la sostanza della Chiesa e il suo elemento divino (5) , non
potranno mai essere corrotti totalmente dall’errore e dal male.
L’essenza divina della Chiesa resta intatta, essa non può
fallire nella sua missione di salvare le anime che credono, sperano e
amano.

Il Papa ha il primato di giurisdizione (nel governo e nel magistero)
sulla Chiesa universale perché è il legittimo successore
di Pietro su cui Gesù ha fondato la sua Chiesa (CIC, 1917, can.
218, § 1).

Ora, siccome san Pietro è morto a Roma e ne era il vescovo, il
Papa, in quanto successore di Pietro, è vescovo di Roma e di
tutti i vescovi del mondo intero. Il primato di Pietro, la sua venuta e
morte a Roma, la successione petrina sulla cattedra di Roma sono tre
elementi della medesima dottrina (6).

Il magistero si è pronunciato più volte su questo tema
(Concilio di Costantinopoli IV dell’869-870; Conc. di Lione II del
1274; Conc. di Firenze del 1438-1445; Conc. di Trento del 1545-1563),
il Concilio Vaticano I (1869-1870) nella Costituzione Pastor Aeternus ha definito che il Pastore
Eterno, per rendere perenne l’opera della Redenzione, fondò la
Chiesa; e, per assicurarle l’unità, la stabilità e a
durata, le mise a capo l’Apostolo Pietro, istituendo in lui il principio perenne e il fondamento visibile della detta
unità (7). Quindi, si deve credere,
come verità di fede, che 1°)
san Pietro fu costituito immediatamente da Gesù Cristo Principe
degli Apostoli e capo visibile di tutta la Chiesa
militante, con un primato non solo di onore, ma di vera e propria
giurisdizione; 2°) dovendo
perpetuarsi nei secoli l’opera della Redenzione, per volontà
divina, san Pietro ebbe e avrà nei secoli dei successori per
esercitare la potestà di giurisdizione su tutta la Chiesa, nella
persona del romano Pontefice (8)  (DB 1821 ss.).

NOTE

1
– Vedi nota numero 2

2
–  Secondo alcuni filosofi e teologi scolastici, la «causa formale» della
società civile
è l’autorità; invece,
secondo altri (e forse più esattamente) essa sarebbe l’unione
dei suoi membri («causa materiale»), che assumendo diritti e doveri reciproci («causa
formale»), sotto un’autorità
(«proprietà» o «accidente necessario»,
che deriva immediatamente e immancabilmente dalla natura della
società) si dispongono socialmente a cogliere il loro fine;
ossia, il benessere comune temporale subordinato a quello spirituale.

3
–  R. SPIAZZI (a cura di), Enciclopedia
del Cristianesimo
, Roma, Paoline, 1958, vol. III, La Chiesa, p. 48.

4
–  Cfr. ARNALDO XAVIER VIDIGAL DA SILVEIRA, Qual è l’autorità dottrinale
dei documenti pontifici e conciliari?
, in “Cristianità”,
n. 9, 1975; ID., È lecita la
resistenza a decisioni dell’Autorità ecclesiastica?
, in
“Cristianità”, n. 10, 1975; ID., Può esservi l’errore nei documenti
del magistero ecclesiastico?
, in “Cristianità”, n. 13,
1975.

5
–    Il principio è Gesù Cristo; il fine
è il Cielo e i mezzi sono i sacramenti, il credo e i
comandamenti.

6
–    Cfr. A. PIOLANTI, Dizionario
di teologia dommatica
, Roma, Studium, IV ed., 1957, p. 318, voce
Pontefice Romano”.

7
–  Quindi, senza il Papa la Chiesa non sarebbe perenne, poiché le
mancherebbe il principio di detta perennità e neppure visibile, perché non avrebbe
il fondamento della visibilità. Infatti, senza principio non
c’è séguito e senza fondamento non v’è
costruzione. Dunque, si vede la Chiesa la ove si vede il successore di
Pietro in carne ed ossa e non virtualmente: “Ubi Petrus, ibi Ecclesia” (S.
Agostino).

8
Sino alla fine del mondo vi saranno in atto dei Papi per governare la
Chiesa universale, cioè per esercitare la potestà di
giurisdizione. Ora, per esercitare la potestà di giurisdizione
bisogna avercela in atto (“agere sequitur esse / l’azione
presuppone l’esistenza”, non il divenire o la potenza), poiché
solo il Papa in atto ha la
potestà di giurisdizione in atto. Quindi, il Papato deve essere in atto e non in potenza. Il Papa – per divina
istituzione – ottiene la pienezza
del suo potere supremo di
giurisdizione sùbito dopo aver accettato l’elezione canonica, direttamente da Dio; ossia, quando
da Papa in potenza o materialiter
(l’eletto che non ha ancora accettato) diventa Papa in atto o formaliter con
l’accettazione dell’elezione canonica. Il Papato materiale o virtuale non
esistendo in atto e non
potendo agire (insegnare, governare e santificare) non può
essere fondamento della visibilità, dell’unità, della
stabilità e della perpetuità della Chiesa. Non si
può costruire qualcosa sulla potenzialità
e il divenire, ma sull’essere in atto. Per esempio, un
seme di rosa piantato in terra è una rosa in potenza, ma non profuma in atto; il cardinale
Giuseppe Sarto, che fu eletto Papa ma, non avendo accettato l’elezione
per due volte, era solo Papa materiale, non poteva ancora
governare la Chiesa e reprimere il modernismo, non essendo Papa in atto o formalmente.
«La supremazia conferita a Pietro non era un privilegio
personale, perché essendo la Chiesa “un edificio, un regno, un
ovile duraturo fino alla fine del
mondo
”; sempre aveva bisogno
del suo fondamento
, del suo clavigero, del suo pastore; quindi,
il primato doveva perpetuarsi nei
secoli
e S. Pietro vivere
nel suo successore»
(A. PIOLANTI, Dizionario di teologia
dommatica
, Roma, Studium, IV ed., 1957, p. 317, voce “Pontefice Romano”).

La DIVINITÀ della CHIESA di CRISTO- Articolo di Don Curzio nitoglia