Lando Buzzanca: “Attore nato”

Inverno 1943. Palermo. Nei giardini della Cattedrale dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo e alla Patrona della città, Santa Rosalia, una nutrita scolaresca elementare, accompagnata dal maestro e dal Preside si attarda all’esterno del complesso monumentale, in attesa del padre custode del sito che dovrà fare loro da guida durante la visita, organizzata in occasione delle Festività natalizie.

Alcuni bambini, allontanatisi,  sfuggendo all’attenzione degli autorevoli accompagnatori, giocano a nascondersi all’ombra delle statue di Santi  e tra i portici e i loggiati della costruzione, quando il Preside si accorge della loro assenza.

“Maestro Nastasìa , ma non vi sembra che manchi qualche picciriddu…Io direi che ne mancano almeno tre: Lojacono, Geraci e Buzzanca…Vedete cosa succede a distrarsi un attimo?…Ve lo avevo detto che non dovevamo fermarci fuori ad aspettare il padre custode, ma che dovevamo entrare!…E adesso dove li cerchiamo?…Dove saranno andati?…”, domanda al maestro, il Preside allarmato.

“Signor Preside…io non lo so , non ve lo so dire…l’unica cosa che posso dirvi è che sono stato sempre attento!…Io parlavo con voi,ma con la coda dell’occhio guardavo i picciriddi…Il fatto è che veri terremoti sonooo!…Comunque, non perdiamoci d’animo,  vedrete che fra poco li troveremo!…”, cerca di tirare su gli animi, il maestro.

“Sì, ma per trovarli, dobbiamo cercarli…Non possiamo aspettare che tornino loro…magari si sono allontanati  e si sono persi e adesso non sanno più come ritornare qui…Facciamo che voi restate con la scolaresca  e che io vado a cercarli…e speriamo di  trovarli, altrimenti ,ai genitori, il crepacuore ci vieneee!…”, spiega il Preside, allontanandosi.

Tuttavia, proprio mentre si allontana dalla Cattedrale, viene attirato da un pianto a dirotto. Così, seguendone  il suono, arrivato a pochi passi da un loggiato, trova appoggiati a un muretto i tre bambini, uno dei quali, fissa con le lacrime agli occhi il suo ginocchio sbucciato.

“Lojaconoooo…ma cos’è successo?… cos’hai fatto al ginocchio ?…”, chiede il Preside preoccupato.

“Stavamo giocando a nascondino, quando Geraci mi ha trovato e ha cominciato a strattonarmi, dicendo che aveva vinto e , allora, è iniziata una rissa, io sono scivolato ed è intervenuto Buzzanca per separarci…”, racconta il piccolo Lojaocono, cui il Preside, incalzatolo, domanda: “Lojacono, di’ la verità, di chi è stata l’idea di allontanarsi dai compagni di classe per venire qui a giocare?…”.

“Preside, ve lo dico io: l’idea  è’ stata di Buzzanca!…ha detto che si annoiava e ci ha proposto il gioco…”,rivela Geraci, intimorito dalle possibili punizioni del Preside, che, rivolgendosi a Buzzanca, gli chiede conferma, ottenendo un secco No.

“Bene, Buzzanca!…tu neghi, ma Geraci ha chiarito com’è andata…Ora, torniamo alla Cattedrale, completiamo la visita , su cui per domani farete un riassunto e una ricerca, e all’uscita,  informerò i vostri genitori di quanto accaduto!…”, sentenzia il Preside.

Quindi, tornati alla Cattedrale in tutta velocità, il Preside e gli alunni  raggiungono il resto della scolaresca per effettuare la visita prevista e , alla fine della mattinata di studio, trovano ad attenderli i genitori dei bambini.

Il Preside, avvicinato dal padre di Buzzanca, che gli chiede come mai il figlio sia rabbuiato, esorta il bambino,  Gerlando, detto “Lando”,  a raccontare al padre quanto accaduto. Da qui, la reazione del genitore, che gli annuncia un imminente castigo, ripetendogli che deve rigare dritto e che deve comportarsi bene, visti i sacrifici fatti insieme con la madre per farlo studiare, seguita dalla risposta del bambino che gli rivela di voler fare  da grande l’attore.

“Come l’attore?…Lando , tu devi studiare, devi andare all’Università, ti devi laureare, devi diventare avvocato!…Tu sei troppo piccolo è non sai quello che dici…Il tuo, è un capriccio momentaneo, vedrai, che con gli anni cambierai idea!…”, esclama convinto il padre, che il Preside cerca di ammansire: “Ma no, Signor Buzzanca, perché vi dà tanto fastidio che il picciriddu  abbia manifestato un certo interesse per la recitazione…Signor Buzzanca,  vostro figlio a recitare è bravissimo!…e poi, un vero  terremoto è :  è irrequieto, impetuoso… ha proprio un temperamento d’artista !…Lando, con la parlantina che tiene, attore diventa!…Signor Buzzanca, credetemi, vostro figlio l’attore deve fare, perché vostro figlio   attore nato è!…”.

“La sera prima di partire per Roma, andai al cinema. Durante la pausa tra primo e secondo tempo, mi sono alzato in piedi e ho urlato: “Guardatemi bene , perché un giorno dovrete pagare per vedermi!”. Tutta la sala ha iniziato a inveire…”. Così, l’attore e cantante Lando Buzzanca, in un’intervista rilasciata al sito ll Gornale Off  nel 2014, rispondeva a una domanda sugli inizi della sua carriera.

Nato a Palermo il 25 agosto 1935 , Gerlando Buzzanca, questo il vero nome dell’artista, cresce con i suoi otto fratelli in una famiglia di lavoratori dello Spettacolo, infatti, il padre Empedocle svolge  i mestieri di operatore delle proiezioni cinematografiche  e di capo elettricista in teatro, così come lo zio, Gino.

Negli anni  Cinquanta, dopo un’infanzia e un’adolescenza irrequiete, nelle quali già coltiva l’interesse per la recitazione e accarezza il sogno di fare l’attore,  senza neppure terminare gli studi al Liceo Scientifico, per il timore che il padre lo obblighi a iscriversi all’Università, impedendogli di intraprendere la carriera artistica, si trasferisce non ancora maggiorenne, a Roma, dove frequenta i corsi di teatro dell’Accademia Sharoff (di cui, poi, diventerà il Presidente onorario).

Diplomatosi, per sopravvivere nella Capitale svolge diversi lavori precari, cui alterna gli ingaggi per  ruoli da comparsa a Cinecittà , in pellicole in costume e kolossal (i cosiddetti “Peplum”), quali “Ben Hur”di  Willam Wyler, in cui interpreta  uno schiavo della galea.

Tuttavia, il debutto ufficiale sugli schermi, seppur nei panni di un personaggio secondario, avviene nel 1961, nel film di Pietro Germi, vincitore del Festival di Cannes, nella sezione “commedia” e, candidato al Premio Oscar, “Divorzio all’italiana”, nel quale interpreta “Rosario Mulè”, fidanzato della sorella del protagonista, il barone “Ferdinando Ceflù(Marcello Mastroianni), sposato con “Rosalia” (Daniela Rocca), ma innamorato della cugina “Angela” , (Stefania Sandrelli), e pronto, in un’Italia in cui non vi è ancora il divorzio,  al delitto d’onore pur di sposarsi con quest’ultima.

A seguire, preso parte alla versione televisiva per la prosa Rai delle commedie di Eduardo De FilippoLa grande magia” e “La paura numero uno” e,  apparso  in ruoli di caratterista in alcuni film del “Principe della risata” Totò,quali: “Totò di notte n.1” e “Totò sexy” ,  entrambi diretti da Mario Amendola, partecipa  alla pellicola di Antonio Pietrangeli, “La parmigiana”, nel ruolo di “Michele Patanò”, fidanzato della protagonista “Dora” (Catherine Spaak), grazie al quale si aggiudica il premio Laceno d’oro come “attore giovane”.

Nel 1964, diretto nuovamente da Pietro Germi, in “Sedotta e abbandonata”, secondo film della trilogia composta da “Divorzio all’italiana” e “Signore & Signori”,  in cui interpreta “Antonio Ascalone”, fratello della “disonorata”, “Agnese”(Stefania Sandrelli), è scritturato dal regista Luciano Ricci, come attore non protagonista nella pellicola “Senza Sole né Luna”, racconto drammatico della dura vita di un gruppo di minatori durante gli ultimi mesi  di scavo per il traforo del Monte Bianco.

Successivamente, interpretato il carattere del maschio siciliano amante delle donne, gira una serie di commedie poco gradite ai critici cinematografici, cui fa eccezione il film di Alberto LattuadaDon Giovanni in Sicilia”, tratto dall’omonimo romanzo di Vitaliano Brancati, in cui ottiene il ruolo del protagonista “Giovanni Percolla”, seduttore redento (ma non troppo)che incontra il vero amore.

Conquistato il pubblico con la sua comicità spontanea e con il suo talento, nel 1970 si cimenta nel varietà televisivo, mettendo in scena, insieme con Delia Scala,  nella trasmissione “Signore e Signori”, le vicende quotidiane di una coppia di coniugi “Ciccina e Ciccino”, rivelando  anche doti canore. Del suo personaggio, celebre rimarrà la battuta : “Mi vien che ridere”, che diventa un vero e proprio tormentone.

Tornato sul set, sull’onda del successo popolare sancito dalla televisione, raccoglie un largo consenso, anche a livello internazionale,  con la “commedia sexy all’italiana” diretta da Pasquale Festa Campanile, “Il merlo maschio”, cui seguono, tra le altre, le pellicole da lui ideate: “ll sindacalista” (1972) , di Luciano Salce, “All’onorevole piacciono le donne” di Lucio Fulci e “L’arbitro”(1974) di Luigi Filippo D’Amico, in cui recita accanto alle attrici : Claudia Cardinale, Catherine Spaak, Barbara Bouchet, Senata Berger e Joan Collins.

Poco appagato dall’interpretare il ruolo stereotipato del tombeur de femmes, abbandona il genere della commedia “scollacciata” per dedicarsi alla radio : verso la fine degli anni Settanta, infatti, è tra le voci di “Gran Varietà”, trasmissione di Rai Radio2, dove interpreta “Buzzanco”, erede dai caratteri grotteschi del personaggio televisivo ideato per il programma con Delia Scala, “Signore e Signori”.

Fra gli anni Ottanta e Novanta, ancora protagonista di commedie spensierate, alterna alla macchina da presa tournée teatrali, tornando però al vasto successo solo nel 2005, anno nel quale, debutta nella serialità televisiva (seppure ,nei primi anni Sessanta ,avesse partecipato agli sceneggiati Rai : “Tutto da rifare pover’uomo” di Eros Macchi, “La trincea” e “Il mondo è una prigione” di Vittorio Cottafavi), con la fiction diretta da Luciano Odorisio “Mio figlio”, storia del commissario “Federico Vivaldi” e del figlio,” Stefano” (Giovanni Scifone) ,che scopre essere omosessuale, di cui, nel 2010, visto il successo , viene girato il seguito ,dal titolo: “Io e mio figlio-Nuove storie per il Commissario Vivaldi”.

Cinque anni intercorrono tra la prima e la seconda serie, nei quali avviene la sua tardiva consacrazione sul grande schermo, grazie al kolossal “I Viceré”, pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Federico De Roberto , diretta da Roberto Faenza ,nella quale veste i panni del “Principe Giacomo di Francalanza”, ruolo per il quale si aggiudica una candidatura al Premio David di Donatello e il Globo d’Oro come “migliore attore”.

Nello stesso anno, nel cast di serie Rai, quali  “Lo scandalo della Banca Romana”di Stefano Reali e “Capri3” di Francesca Marra e Dario Acocella, ottiene un nuovo ruolo di protagonista nella fiction, in onda su Rai Uno, “Il restauratore”, poliziesco diretto da Giorgio Capitani, andato in onda per due stagioni consecutive dal 2012 al 2014, in cui interpreta “Basilio Corsi”, ex poliziotto, divenuto restauratore, che , in seguito a controversie della vita , scopre di avere poteri soprannaturali di preveggenza.

Non solo successi e premi alla carriera ,come la Colonna d’oro al Magna Graecia Film Festival, però. In questi anni , infatti, perde Lucia, la compagna di una vita, l’amata moglie  e madre dei suoi figli Massimiliano e Mario, sposata nel 1956 e di cui, in un’intervista al quotidiano Leggo, dice: “Ha saputo custodire per tutta la vita il nostro sentimento”.

Diradati gli impegni, ma senza mai abbandonare le scene, nel 2014 partecipa al video del cantante Dargen D’Amico e nel 2016 al talent show di ballo per celebrità di Rai Uno, “Ballando con le Stelle”, entrambe brevi parentesi prima di ritornare sull’adorato set, dove fra il 2017 e il 2019  gira la pellicola di Cesare Furesi,Chi salverà le rose?”, al fianco di Carlo Delle Piane e il film per la Tv di Valerio Zanoli,“W gli sposi”.

Ammalatosi in maniera invalidante e, ritiratosi ormai dalle scene, si è spento il 18 dicembre 2022, in una clinica romana, all’età di ottantasette anni.

Salutato da familiari, amici e colleghi,  nel corso  delle esequie , tenutesi il 21 dicembre, nella chiesa degli Artisti, in Piazza del Popolo, nelle quali è stata ricordata la sua generosità e la sensibilità nei confronti delle persone in difficoltà,  è stato commemorato dal figlio Massimiliano, che prima della cerimonia ha detto ai cronisti presenti : “Oggi non voglio piangere , per questo aspetterò di essere solo nella mia stanza. Papà non avrebbe voluto che piangessimo. Ma che lo salutassimo con il sorriso”, mentre, presa la parola durante la funzione, rivolgendosi direttamente al padre, ha detto: “Avrei voluto tenerti di più con me. Forse eri un po’ spigoloso ma sei stato un grande papà con una grande dignità. Con la d maiuscola. Fai buon viaggio papà. Ti renderemo ancora più fiero di noi, come ci hai insegnato tu”.

Di sé , Lando Buzzanca, in un’intervista rilasciata nel 2002 a Gigi Marzullo ,nella trasmissione “Sottovoce”, aveva detto: “Sono soddisfatto della mia vita e di quello che ho avuto, perché ho fatto quello che volevo: è stata una questione di tenacia, lavoro, studio, talento e, insieme, di  fortuna e opportunità  e di aver conosciuto tanta gente e tante cose”.

N.B. Si precisa che i fatti raccontati sono frutto di una ricostruzione fantasiosa della giornalista , pur traendo spunto da dati biografici reali.

Per la biografia e le citazioni, fonti: Wikipedia.

Intervista dell’artista a Gigi Marzullo, nel programma di Rai Uno “Sottovoce” (2002).

Intervista a Il Giornale Off.

Intervista a Leggo.

Articolo di Clarida Salvatori, Corriere della Sera Redazione Roma , 21/12/2022.

 

 

 

 

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