Venezia 2022

Venezia 2022 riapre le sale al 100% della capienza, ma dopo due anni di pandemia (tutt’altro che terminata, per di più) deve fare i conti con una guerra a poco più di mille chilometri di distanza, tutto questo mentre l’Italia è nel pieno della campagna elettorale. Riuscirà il cinema a catalizzare l’attenzione anche di chi non è addetto ai lavori? Lo scopriremo presto…

La Mostra del Cinema di Venezia 2022, settantanovesima edizione che si svolge a novant’anni esatti dalla prima (nell’estate del 1932), si confronta con un mondo sempre più in crisi, e lo fa con le sale di nuovo completamente riempibili e la consueta struttura: Concorso, Fuori Concorso, Orizzonti, Giornate degli Autori, Settimana Internazionale della Critica, Venezia Immersive. Proveremo come sempre a raccontarvi i pazzi giorni della Mostra, che quest’anno abbandona Boxol per le prenotazioni in sala e si affida a Vivaticket. Buona lettura!

Domenica 4 settembre 2022
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21.20
Più facilmente digeribile di Madre! o di altre divisive opere di Darren Aronofsky, The Whale si sviluppa in un unico spazio, in un appartamento da sitcom con minuscolo e invalicabile sfogo esterno. Entrate e uscite di scena dalla porta d’ingresso, dimensione famigliaredisfunzionale con tanto di amica come figura ricorrente e di ragazzo guest star. Senza le risate a comando, ma con le lacrime insistentemente cercate. In concorso. In ogni caso, è bello rivedere Brendan Fraser. [e.a.]

20.43
Torna alle dinamiche di quartiere, di una piccola comunità che vive in un circondario Koji Fukada, nel suo film Love Life, in concorso a Venezia 79. Come il suo collega Koreeda, il fulcro del film si gioca su una tempesta della vita scegliendo la metafora del terremoto. Si tratta della morte accidentale di un bambino di 8 anni, evento reso con una magistrale scelta di fuori campo. La coppia di genitori, solo la madre è quella biologica, andrà incontro a una crisi. Ancora una volta Fukada guarda a Rohmer ma in un sincretismo con una profonda sensibilità nipponica dove il bambino campione del gioco Othello è un epigono del Maestro di Go di Kawabata. [g.r.]

19.35
Con la solita precisione chirurgica, Sergei Loznitsa scava tra gli archivi per metterci davanti al passato, ma anche al nostro presente e futuro – Kiev era e torna a essere il centro del mondo, dell’orrore e forse della giustizia. La Storia che si dispiega di fronte ai nostri occhi, ineluttabile, crudele ma persino banale: The Kiev Trial si lega ovviamente per metodologia e senso a tutte le altre altre opere di Loznitsa (si veda, ad esempio, The Trial), ma insieme al recente The Natural History of Destruction rimarca l’urgenza di questo sguardo lucido, onesto, profondissimo. [e.a.]

10.32
Leone d’Oro alla carriera di questa 79esima edizione della Mostra, Paul Schrader ha presentato fuori concorso Master Gardener. Nuova, arguta declinazione sul tema della possibilità di una redenzione, il film è la storia di un “maestro giardiniere” (Joel Edgerton) dal passato a dir poco burrascoso, che si ritrova a introdurre al proprio mestiere una ragazza per metà afroamericana (Quintessa Swindell), pronipote della ricca proprietaria del terreno (Sigourney Weaver) da lui accuratamente coltivato. Tra allieva e maestro nascerà l’amore, ma il passato di militanza neonazista del giardiniere renderà la cosa complessa. Strutturando un abile connubio tra thriller e love story, Schrader firma uno script denso di raffinate metafore, a partire da quella che assimila la gestione del giardino al controllo del proprio destino. Corroborato dall’ottima interpretazione di Edgerton, il film trascina gradualmente lo spettatore nei tormenti del protagonista, dosando sottili tensioni di potere nei dialoghi tra i personaggi, dramma di periferia a forti tinte, poliziesco e, soprattutto, ampie spennellate di romanticismo. E se la domanda “può un autore declinare lo stesso tema lungo tutta la sua filmografia” può sorgere spontanea nella mente, bisognerà pur ammettere, dopo la visione del film, che la risposta nel caso di Schrader, è, ancora una volta affermativa. [d.p.]

10.00
In concorso al festival, Argentina, 1985 di Santiago Mitre racconta la storia vera del Pubblico Ministero Julio Strassera, che si ritrovò a guidare l’accusa nel processo contro i responsabili della dittatura argentina. Con protagonista il mattatore Ricardo Darin, il film procede alternando le dinamiche familiari con quelle lavorative di Strassera, intrecciando gli eventi privati e pubblici, mettendo in luce soprattutto le storture e fragilità della giovane democrazia e lasciando un po’ troppo da parte, almeno fino al crescendo finale, le atrocità della dittatura. Innervato di humour, Argentina, 1985 sembra fare di tutto per abbassare i toni drammatici della sua vicenda, per garantire allo spettatore una visione non troppo perturbante, ma anche un sufficiente grado di indignazione. È un buon prodotto, certo, ed è un prodotto Amazon. Dal regista di Paulina e Il presidente era lecito aspettarsi qualcosa di più. [d.p.]

Sabato 3 settembre 2022
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18.30
Dopo Bones and All di Guadagnino, Monica di Andrea Pallaoro è il secondo titolo italiano in concorso a essere presentato qui al festival. E i due film hanno tra l’altro in comune una curiosa caratteristica, quella di essere entrambi parlati in lingua inglese e di essere girati negli Stati Uniti. Coincidenza che in parte deriva dalla storia personale dei due registi, ma che forse è sintomatica di un tentativo di travestirsi da film americano nella speranza di avere un respiro – e un pubblico – più internazionale. Caratteristica ben nota al nostro cinema commerciale di un tempo e che invece ultimamente sembra essere più appannaggio del cosiddetto cinema autoriale (si pensi solo – per fare un altro esempio – a un regista come Minervini). Nel caso specifico Pallaoro guarda all’indie americano e mette in campo una notevole cura visiva, apprezzabile soprattutto nella prima metà del film laddove ragiona sull’oggettivazione del corpo della protagonista, interpretata da Trace Lysette. D’altronde va a finire che la Monica del titolo pare essere più corpo che personaggio e infatti il film vacilla quando comincia a verbalizzare i vari traumi familiari con confessioni poco convincenti. Ma, al di là di tutto, questo secondo capitolo di una trilogia sulle “dinamiche dell’abbandono e delle sue conseguenze” (sono le parole del regista) ci sembra che segni un passo in avanti rispetto al primo capitolo, vale a dire Hannah, che venne presentato a Venezia nel 2017 e valse a Charlotte Rampling la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile. Ovviamente, anche per Trace Lysette si parla già di premio, anche se l’interpretazione di Cate Blanchett in Tár ci pare decisamente superiore. [a.a.]

17.48
Nel vedere Pour la France di Rachid Hami nel concorso di Orizzonti e il pessimo Athena di Romain Gavras prendere parte alla corsa al Leone d’Oro della competizione principale viene da porsi più di un quesito: non per il film di Hami in senso stretto, perché si tratta di un’opera degna e dolorosa, magari poco adatta a un concorso che dovrebbe privilegiare il nuovo e chi osa (tutte e due categorie non applicabili a questa storia di ricerca di giustizia e di assoluzione), ma per l’inappropriata presenza in concorso di Gavras. A questo punto sarebbe stato ben più logico concedere a Pour la France lo spazio più rilevante della Mostra. Scelte misteriose, che lasciano molti dubbi e fanno pensare male: sarà mica che a spostare gli equilibri è stato il marchio di Netflix sul film di Gavras? [r.m.]

17.35
Anche se in ordine sparso, lasciandoci ancora una volta orfani delle sempre più rare retrospettive (tragico errore del sistema festivaliero italiano, non solo della Mostra), la sezione Venezia Classici offre gustosissimi recuperi. Ad esempio, il vivace affresco storico I giocatori di scacchi (Shatranj Ke Khilari, 1977), davvero singolare col suo doppio binario narrativo. Monumento del cinema indiano e mondiale, Satyajit Ray guarda senza alcuna preferenza al colonialismo britannico e al sistema feudale indiano, ripercorrendo con leggiadra ironia uno degli snodi della storia dell’India e della dominazione inglese. Spassosa la dipendenza da scacchiera dei due protagonisti, così comicamente e tragicamente distaccati da tutto ciò che li circonda e accade. [e.a.]

16.02
In Venezia Classici oggi è stato presentato Canyon Passage, il primo dei western diretti da Jacques Tourneur. Un’occasione per scoprire un’opera libera come il suo autore, ancora troppo ignoto al popolo cinefilo – almeno quello giovane – nonostante l’onnicomprensiva retrospettiva locarnense di pochi anni fa. Il digitale però, va detto, si presta poco a un’opera simile. [r.m.]

15.07
Frutto di un lungo lavoro di ricerca svolto con lo sceneggiatore Maurizio Braucci, che già aveva dato luogo nel 2016 al documentario Searching for Padre Pio (stranamente assente dalla filmografia dell’autore su imdb.com, ma visibile al momento su youtube), Padre Pio trova ora la luce del grande schermo in occasione della presentazione alle Giornate degli Autori di Venezia 2022. Ma non è un film biografico Padre Pio, bensì una riflessione storica, fisica, spirituale sulla sofferenza umana, personale e collettiva, religiosa e politica. Interamente costruito sul montaggio alternato, il film intervalla infatti per tutta la sua durata i tormenti del frate con quelli del popolo di San Giovanni Rotondo per dar vita, nel finale alla sua potente metafora politica. Gli si perdona dunque lo scarso affiatamento del cast, che non raggiunge l’auspicata coralità, anche perché lo scopo di Ferrara è qui riportare alla luce una pagina dimenticata della nostra Storia: l’eccidio di San Giovanni Rotondo, avvenuto il 14 ottobre 1920. [d.p.]

13.47
A proposito di titoli deboli, sarebbe quasi più decoroso glissare su Athena, il nuovo film di Romain Gavras: un’opera indifendibile tanto politicamente quanto esteticamente, per di più dominato da una scrittura sciatta, che pensa che l’enfasi e i droni siano i modi più adatti per rappresentare lo scontro sociale. L’inquadratura finale, poi, lascia davvero basiti. [r.m.]

13.39
Come spesso capita, è arrivato il momento di tornare a ieri sera, e ai film che ieri mattina erano ancora “embargati”. Luca Guadagnino con Bones and All era sicuramente uno dei titoli più attesi: un onesto teen-horror, ben diretto ma che si muove in direzioni decisamente prevedibili. Dispiace che il road movie non sia utilizzato in tutte le sue potenzialità. Resta comunque uno dei migliori film presentati in quello che per ora è il concorso più debole degli ultimi tre decenni. [r.m.]

13.00
È arrivato il primo sabato della Mostra, e occorre fare qualche bilancio, seppur parziale. L’affluenza al Lido, per esempio: la massa umana che ci si aspettava non pare esserci – forse arriverà per la seconda settimana – e questo porta al fatto che molte proiezioni partono con posti vuoti in sala. In questa situazione è davvero un peccato che si sia deciso di eliminare le rush line, anche perché ci sono proiezioni che risultano complete ma tali non sono. [r.m.]

Venerdì 2 settembre 2022
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17.50
Targato rigorosamente Netflix, Bardo, o falsa crónica de unas cuantas verdades conferma due cose che già sapevamo: da un lato, l’innegabile talento e la notevole perizia tecnico-artistica di Alejandro Iñárritu; dall’altra, l’ambizione autoriale priva di confini che spesso (ma qui dipende molto da come la si vuol vedere…) finisce per cannibalizzare il film, depotenziandolo, slabbrandolo. Forse, in generale, si dovrebbe trovare una macchina del tempo per poter tornare indietro e impedire a Fellini di girare . Non per il film, sia chiaro, ma per tutti i successivi tentativi di rifarlo, imitarlo, superarlo. [e.a.]

16.45
Una delle rare incursioni del documentarista Frederick Wiseman nella fiction, operazione peraltro molto simile a La dernière lettre, Un couple in concorso a Venezia, mette in scena le lettere di Sofia rivolte al marito Leo Tolstoj. Un paesaggio primaverile, idilliaco, da Monet, da pittura impressionista, fa da sfondo a parole spesso di risentimento e di sofferenza. Per Wiseman, da sempre interessato alle arti performative, si tratta di giocare sullo straniamento, dei luoghi e della recitazione affidata alla bravissima Nathalie Boutefeu, che lavora in quarta parete evitando quasi sempre quegli sguardi in camera proibiti nel cinema documentario di Wiseman. Salvo qualche eccezione sapientemente bilanciata dal cineasta. [g.r.]

15.12
Alla SIC è la giornata del film italiano in concorso. Margini segna l’esordio per il grossetano Niccolò Falsetti, e racconta una storia che attinge molto all’autobiografismo, tra desideri di evasione dalla periferia e sogni di successi nel mondo del punk. Un’opera con qualche fragilità ma estremamente sincera, dominata da una malinconia persistente e con una colonna sonora che mette in fila alcune delle migliori band italiane di punk e hardcore. [r.m.]

13.25
Sempre attratti dal mondo circense, sempre attratti da una dimensione di decadenza, i registi Rainer Frimmel e Tizza Covi trovano in Vera, personaggio che dà il titolo al loro ultimo film presentato a Orizzonti, il paradigma della loro poetica. Vera Gemma, già il nome dice tutto, è la figlia di Giuliano Gemma, icona del cinema italiano. Nel raccontare la sua vita, nella sua straordinaria capacità di mettersi a nudo, nella sua incredibile presenza scenica, nella sua spigolosa fisicità, troviamo il divario tra i ricchi e i poveri, tra i manager rampanti e ipocriti che hanno in mano il mondo dello spettacolo e il mondo dei borgatari romani ancora uguale a come lo raccontava Pasolini. E la decadenza assoluta è quella del cinema, che non è più quella fabbrica dei sogni dell’epoca di Giuliano Gemma. Dalla mediocrità del cinema di serie A non ci si può che rifugiare in un cinema come quello di Frimmel e Covi, dove è impossibile capire dove finisca la realtà e dove finisca la finzione. [g.r.]

Giovedì 1 settembre 2022
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19.33
Tra i primi titoli del concorso veneziano Tár dell’americano Todd Field (In the Bedroom, Little Children) è un film decisamente interessante, costruito intorno a una strabordante Cate Blanchett nei panni di una direttrice d’orchestra stimata, venerata, potentissima e crudele. Costruito minuziosamente come dramma di personaggi dalle venature thriller cui contribuisce qualche dissonante elemento sonoro-rumoristico (che potrebbe richiamare persino, a tratti, il Memoria di Apichatpong Weerasethakul, senza però arrivare a quegli estremi), Tár regge abilmente le sue due ore e mezza di durata, dilatando e velocizzando tempi e ritmi – così come, ci viene spiegato, deve fare un buon direttore d’orchestra – cedendo qualcosa solo nel finale dove il raffinatissimo equilibrio di toni viene necessariamente forzato per arrivare a una qualche conclusione. Comunque, oltre a una sceneggiatura da tenere in considerazione, è inevitabile pensare da subito alla Blanchett – che per l’occasione ha imparato sia il tedesco che a suonare il piano – come naturale candidata alla Coppi Volpi. [a.a.]

18.55
Ci si innamora facilmente di Blue Jean (Giornate degli Autori), della protagonista Rosy McEwen, del talento della sceneggiatrice e regista Georgia Oakley, alla sua opera prima. In un 1988 profondamente thatcheriano, il governo mette sullo stesso piano lesbiche, gay e pedofili: in un simile contesto, Jean è costretta a vivere una doppia vita, tra la dimensione privatissima e il suo inscalfibile lavoro da docente. Oakley trova una sua cifra stilistica per immergerci negli anni Ottanta, lontana da soluzioni scontate, e tratteggia un ritratto personale, sociale e politico molto preciso. Illuminante la messa in scena del netball, una sorta di pallacanestro femminile senza contatto e con ben poco agonismo. In quella rigorosa distanza tra i corpi c’è tutta l’ipocrisia che stiamo cercando di spazzare via… [e.a.]

17.30
Non ci si è dimenticati ovviamente di Venezia Classici, la sezione dedicata ai restauri in digitale – ahinoi – di film più o meno noti e più o meno storici. Molti appassionati del cinema di Yasujirō Ozu potrebbero non avere molta dimestichezza con Kaze no naka no mendori, cioè a dire Una gallina nel vento. Sovente considerata un’opera minore, questa rappresentazione del disastro che lasciò il conflitto mondiale nel cuore, nelle famiglie, e nella società giapponese mostra in realtà moltissimi spunti d’interesse, ed è un concreto tentativo di Ozu di raccontare una nazione sull’orlo del burrone, in bilico tra l’incedere del moderno e il desiderio della tradizione. [r.m.]

17.19
Tra i film presentati in Biennale College si è visto oggi Banu, esordio alla regia di un lungometraggio per la ventottenne azera Tahmina Rafaella: una storia che parla di una società patriarcale e marcatamente maschilista, ma anche dell’animo belligerante e della voglia di dominio. Interessante, nonostante una regia ancora acerba e una sceneggiatura in gran parte prevedibile. [r.m.]

16.22
In Orizzonti è stato presentato Aru otoko, vale a dire A Man (questo il titolo internazionale) con cui il quarantacinquenne Kei Ishikawa a un anno di distanza dal fantascientifico Arc. Lì si parlava di immortalità del corpo, qui si affronta il tema dell’identità, e di ciò che comporta. Una trama che spazia dal dramma all’indagine giudiziaria per scoprire la verità su un uomo, che dopo essere morto schiacciato da un albero – era un boscaiolo, e viveva in un paesino con moglie e due figli – si scopre non essere chi affermava. Ishikawa alterna momenti ispirati a passaggi meno interessanti, ma ha la capacità di cercare di ragionare sull’identità stessa del Giappone, e sulle sue storture, dal razzismo al classismo fino alla pena di morte. [r.m.]

13.00
“Ci vedremo ancora tra 25 anni”: la celebre frase di Twin Peaks pronunciata da Laura Palmer nella Loggia Nera, sembra calzare anche per Lars von Trier che, a distanza di un quarto di secolo dal capitolo precedente, chiude con The Kingdom Exodus la serie televisiva aperta nel 1994 e proseguita nel 1997. L’ospedale di Copenhagen, Riget (Il Regno), ha continuato la sua vita e le sue opere in tutto questo tempo nonostante uno sciroccato regista danese, von Trier ovviamente, lo abbia gettato in pasto al pubblico di tutto il mondo con una storia soprannaturale e screditante. Quella che Karen, la protagonista di Exodus, sta guardando in tv chiosando: “Ma come si può fare una boiata del genere?”. Eppure la sonnambula Karen, dopo la visione, di notte si recherà in trance proprio alla porta del Regno dove qualcosa di misterioso e minaccioso sta avvenendo. Prendendo simbolicamente il posto della defunta signora Drusse, la donna entrerà nel “tempio della scienza”, dove si annida nientemeno che il Diavolo, per cercare di evitare che gli spiriti della luce e quelli delle tenebre si confondano portando alla devastazione. Ci riuscirà? Punto finale di un labirintico percorso nei meandri della fede, delle false credenze e soprattutto della creazione del Male, The Kingdom Exodus è un viaggio furibondo, grottesco, intellettuale, in cui lo spettatore non può che obbedire alla volontà del Demiurgo assoluto, costruttore di dubbi e verità, menzogne e certezze. Ovvero il regista stesso, che ci chiede ancora una volta, per 5 ore, di essere pronti “ad accettare il bene con il male”. Imperdibile. [e.b.]

12.50
Film d’apertura delle Giornate degli Autori 2022, Dirty Difficult Dangerous del regista franco-libanese Wissam Charaf narra la storia d’amore tra due emarginati nella Beirut contemporanea: lei, immigrata etiope, lavora come domestica e badante per una famiglia altoborghese, lui, invece, è un rifugiato siriano che si guadagna da vivere raccogliendo e poi rivendendo metalli. Mescolando dramma sull’immigrazione, commedia indie, fiaba nera e fantascienza superomistica, Dirty Difficult Dangerous seduce lo sguardo grazie ai due giovani interpreti e a una fotografia elegante e curata, ma lascia la realtà del Libano odierno un po’ troppo sullo sfondo. [d.p.]

09.21
La giornata di oggi, dopo l’ennesima sequela di contumelie lanciata contro il sistema di prenotazione in sala, è iniziata venti minuti fa per la maggior parte degli accrediti con Bardo, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu presentato in concorso qui al Lido. Nel frattempo ieri si è inaugurata anche la diciannovesima edizione delle Giornate degli Autori, la terza con Gaia Furrer come direttrice artistica: ad aprire la selezione Dirty Difficult Dangerous del regista franco-libanese Wissam Charaf. Oggi pomeriggio invece tocca alla prima proiezione della Settimana Internazionale della Critica. Perché non di sola selezione ufficiale vive la Mostra. [r.m.]

Mercoledì 31 agosto 2022
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21.55
Invece si possono spendere delle parole su White Noise, la produzione Netflix scelta come film d’apertura della Mostra, dove viene presentata in concorso. “Ridurre” per lo schermo (che sarà grande solo qui al Lido o da poche altre parti) il capolavoro letterario di Don DeLillo, punto nevralgico del post-moderno statunitense, era una sfida ad altissimo rischio fallimento. Noah Baumbach riesce invece nell’impresa di seguire la trama rispettando però l’etica dello scrittore, e la sua visione del mondo. Certo, lo stile non potrebbe essere più differente, ma il cinema serve anche a questo. Eccellente il cast, a partire ovviamente da Adam Driver e Greta Gerwig, suggestive alcune sequenze – destinate forse a diventare di culto -, e bellissima New Body Rhumba, la canzone in odor di Talking Heads che gli LCD Soundsystem di James Murphy hanno composto e suonato per il film. [r.m.]

21.47
Giornata di difficili aggiornamenti un po’ perché gli embarghi costringono ad attendere l’orario di inizio delle proiezioni ufficiali per parlarne, un po’ perché l’attenzione è stata catalizzata dalle 5 ore di The Kingdom Exodus, terzo capitolo della saga creata da Lars Von Trier; anche in questo caso non si può dire di più sull’operazione, in attesa della fine dell’embargo, però va segnalato come la proiezione sia iniziata con mezz’ora di ritardo per le difficoltà di lettura dei biglietti da parte delle maschere all’ingresso. La Mostra insomma sta facendo un po’ a pugni con la tecnologia in questi primi giorni. [r.m.]

11.17
Ed eccoci ai primi film, con la proiezione per gli accreditati di White Noise di Noah Baumbach, tratto da DeLillo. Tocca però aspettare la fine dell’embargo per sbilanciarsi in riflessioni varie. La vera attesa della giornata, a parte l’ultima fluviale fatica di Lars von Trier, è per quello che accadrà quando si riaprirà la corsa ai biglietti. Interessante, nel frattempo, confrontare le dichiarazioni sorprendentemente contrastanti di Roberto Cicutto (“Gli accreditati hanno ragione”, qui) e Alberto Barbera (“Basterebbe che la gente smettesse di cercare di collegarsi contemporaneamente alle 7 del mattino e si distribuisse lungo la giornata”, qui). Vedremo domani mattina. Intanto, “nessun sistema è in grado di gestire la complessità di una biglietteria di un festival” è già scolpita nella roccia. Buon festival. [e.a.]

Martedì 30 agosto 2022
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09.23
Terminata l’agonia dei biglietti si può pensare alla Mostra, e in attesa di prendere il treno per raggiungere fisicamente il Lido la mente corre alla proiezione in pre-apertura di stasera, il drammone strappalacrime Stella Dallas che Henry King diresse nel 1925. Qui alla Mostra viene presentato, con tanto di accompagnamento dal vivo, in una serata a inviti (a cui non siamo invitati), in una copia restaurata in dcp, mentre sei anni fa il pubblico lo poté vedere al Cinema Ritrovato di Bologna in una proiezione con la lanterna a carbone. [r.m.]

08.45
Può una Mostra del Cinema iniziare giorni prima della Mostra stessa? Al di là del paradosso temporale che potrebbe far felice Christopher Nolan non si va tanto lontani dal vero, visto che nonostante la prima proiezione stampa sia prevista per domani mattina gli accreditati già da domenica hanno dovuto sperimentare la sveglia antelucana per provare – con scarso successo il primo giorno, visti i disservizi – a prenotare un posto in sala. Oggi c’è stato il secondo round (questa pratica si svolge ogni 48 ore). Così, dopo due anni di bonarie prese in giro dei problemi tecnici di Boxol (indimenticabile la scherma che recitava “Ooops… Questa è una pagina timida che non prevedeva di essere vista!”) si è passati a maledire Vivaticket, che da quest’anno fornisce l’assistenza tecnica necessaria alla Mostra. La speranza è che il sistema progressivamente possa migliorare. In attesa di questo l’intera pattuglia degli accreditati è riuscita a stressarsi tre giorni prima del primo film. [r.m.]

Info
Il sito ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia 2022.

Venezia 2022 – Minuto per minuto dalla Mostra | Quinlan.it