X Factor 2022, le pagelle dei terzi Live: moriremo democristiani e annoiati | Rolling Stone Italia

Esce Dadà e fa male, perché una così avrebbe dato il meglio con gli inediti e non regge il terzo live il troppo fragile Matteo Orsi e ora i “sacrificabili” sono finiti. Si salvano per l’ennesima volta all’ultimo respiro i Tropea, che ormai con Ambra Angiolini sono in luna di miele.

Linda Riverditi voto: 10

Portare Labirinth, che ha curato l’architettura musicale di Euphoria (che non a caso lei l’ha pure tatuato sul braccio), non era artisticamente facile e di sicuro era ancora più complicato emotivamente. Ma quel sorriso incerto e un po’ dolente che ogni volta ti fa sospettare che la sfida sia sempre superiore alle sue forze si tramuta in una forza interpretativa straordinaria appena parte il pezzo. Le sue energie si moltiplicano appena partono le prime note e quella voce quasi soprannaturale si appropria dell’arte altrui e la fa diventare sua. E tu sei annichilito dalla semplicità con cui lei riesce a essere perfetta e squassante.

Beatrice Quinta voto: 9,5

Cosa possiamo dire ancora su di lei? X Factor le ha dato l’opportunità di utilizzare tutti i suoi talenti al meglio, dalla voce che pure su Battisti batte forte e decisa alla capacità di mettersi in scena, valorizzata da coreografie e scenografie professionali. Era arrivata come una Barbie Spears su cui avremmo scommesso come mascotte prima e artista troppo pop e divisiva, ci siamo ritrovati davanti una che deve solo decidere se vuole essere la Madonna italiana o andare ancora oltre. Ieri ci fa anche dimenticare un costume rivedibile, lei che sul look non ha mai sbagliato un colpo. Ormai la amo senza riserve. #teamBarbieSpears

Lucreazia Fioritti voto: 9

Chapeau. Sembrava, sinceramente, avviata verso un’eliminazione inevitabile e dopo il disastro Barbie Girl reagiscono alla grande sia lei che Ambra e lo fanno con un brano da dentro fuori, Insieme a te non ci sto più. Lo affronta con il piglio che le avevamo visto in Teardrop, non avendo paura del pezzo, rispettandone lo spirito senza timore reverenziale, peraltro mettendosi in competizioni con una delle voci femminili più belle della storia della musica italiana. Anche a livello di trucco si diverte a diventare altro e ci riesce. Raramente avevamo visto una concorrente riscattarsi così bene e così tanto dalla sua esibizione peggiore. Ci vogliono carattere e talento per farlo e, siamo sinceri, fino a questo live eravamo convinti non ne avesse abbastanza di entrambi.

Santi Francesi voto: 8,5

Ti voglio è quello che penso sempre guardando il cantante. Figuriamoci in questa nuova veste in cui sembra Giancarlo Giannini in Mimì Metallurgico. Al terzo “mi spoglio”, però, doveva strapparsi quel gilet e farmi sognare. Ecco, forse, quella sensualità sfacciata che cantava Ornella Vanoni rimane un pelo troppo patinata nella loro performance, ma è anche vero che sono usciti prepotentemente e alla grande dalla loro comfort zone e la settimana dopo una Creep da Grammy. Qualsiasi risultato sotto la vittoria, sarà ricordato come la peggiore ingiustizia di tutte le edizioni di X Factor.

Gli Omini voto: 8

Il loro limite potrebbe finire per essere Fedez, che conoscendone il valore e le potenzialità di vittoria (un’ossessione per Federico), finisce per tutelarli troppo. Sugli Arctic Monkeys, che potevano essere il loro modo per zittire chi parla di «bellissima telefonata, con la mia ragazza, me la sono goduta, ma pur sempre una telefonata» (grande Rkomi), il loro giudice sceglie il pezzo più adatto a loro, Brianstorm, e non li mette davvero alla prova su altro. Dai ragazzi, cantate Gli anni di Max Pezzali e zittiteci tutti. Tanto ai vostri live veniamo pure se uscite alla prossima. E non è tanto per dire, perché giovedì ci faranno sentire il loro inedito. Che già sarà una prova alternativa interessante.

Dargen D’Amico voto: 7,5

Il modo in cui prende per il culo Fedez attaccandolo sul personale per far dimenticare la mediocre prestazione della sua band è mourinhano. Citare una strofa di Mille e zittirlo è da maestri (e pure un po’ da stronzi: sono amici e sa dove colpirlo, ma quando il gioco si fa duro c’è poco da essere romantici). Ha belle idee, magari non sempre realizzate al meglio dai suoi, nei giudizi tira fuori quelle similitudini alla Eric Cantona che si innestano su improvvise intuizioni verbali e creative. Ma la verità è che spero che leggendo questa pagella mi regali la giacca che indossava, a metà tra Kandinsky e la body art del video dell’unico successo di Gotye. Tenero quando si assume tutta la responsabilità dell’eliminazione di Matteo Orsi. Dargen Mourinho ci piace.

Rkomi voto: 7

Se continua così sarà il migliore giudice di questa edizione, anche se pochi glielo riconosceranno (neanche noi, in fondo, lo abbiamo fatto finora). Ha una sensibilità esposta che non sarebbe adatta al ruolo, ma il candore rigoroso con cui la propone, dal litigio con Fedez su Joelle alle scuse sulla forma (e non sul contenuto) delle critiche ai Disco Club Paradiso, sono frammenti di umanità mai visti in questi termini a X Factor. E, su Gli Omini, risponde a Fedez con una critica di alto profilo mentre quest’ultimo su Joelle era stato approssimativo e fastidioso. Gran classe e gran cultura, che dimostra anche dando ai Santi Francesi la possibilità di mostrarsi in altro modo e divertirsi, senza metterli in pericolo. Grande rispetto del proprio ruolo, quando dice di aver provato in sala a cantare tutte le assegnazioni, anche quelle altrui, facendo capire con quanta serietà stia affrontando questo viaggio. Ha una competenza non banale nella preparazione dei live, è più interessato alla crescita musicale e personale dei concorrenti (da qui, per esempio, i rischi che fa prendere a Joelle con scelte e sfide a volte eccessive per una puntata in cui ci sono due eliminazioni), non vuole vincere lui, ma non accetta che possano perdere i suoi per banali e feroci giochi machiavellici degli altri giudici. Televisivamente la sua malinconia cazzuta sta incredibilmente funzionando. E dall’inizio, ci ha creduto solo lui. Mezzo voto in meno per il momento Rkomico, il suo indurre all’ammucchiata tutto il pubblico sembrava anche simpatico, ma è stato accolto in modo glaciale. É il Luciano Spalletti del tavolo, speriamo non si perda sul più bello.

Ambra Angiolini voto: 6,5

Gioca un po’ più in difesa televisivamente, o meglio di rimessa. Fa litigare i maschietti e piazza un paio di battute niente male, ci abbaglia con un completo che costringe tutti noi a ritarare i televisori su colore e luminosità. Sa di essere la sfavorita e questo le fa bene: si sente più libera, senza nulla da perdere e sono le situazioni in cui, accerchiata, dà il meglio. Su Lucrezia, dopo il disastro della scorsa settimana (le diede gli Aqua, come chiedere a me di giocare a calcio con una maglietta della Juventus), fa un piccolo capolavoro. Con i Tropea ancora deve trovare l’intonazione giusta, non solo sentimentale, ma si salvano pure questa volta e quindi ha ragione lei. Alla fine si gioca tutto con un paio di scommesse d’alto profilo e la porta a casa.

Matteo Orsi voto: 6

Ha combattuto e visto il carattere fragile non è poco, ma l’esilità della sua voce, che sembrava delicatezza, non ha retto all’urto di questi live. Peccato perché il suo Tenco lasciava intravedere un inizio di vera crescita che aveva forse bisogno di più tempo, ma i live sono troppo pochi per il percorso di cui aveva bisogno. Se avrà la voglia e la forza di andare avanti nella musica e troverà chi saprà ben consigliarlo e strutturarlo si toglierà belle soddisfazioni.

Gaia Eleonora Cipollaro voto: 6-

I’ te vurria vasà sulla bocca di Dadà. Fedez riuscirebbe a dare la migliore delle assegnazioni possibili persino a me che sono stonato oltre il sopportabile. Protegge i suoi concorrenti come una mamma premurosa fa con i figli, anche se così rischia di lasciarli in una campana di vetro che potrebbe spaccarsi nel momento sbagliato. Qui però abbiamo un talento vero, che esce fuori di nuovo dai suoi pur irresistibili (ma facilmente esauribili) mash up per cimentarsi in un repertorio classico napoletano rischiosissimo su un palco come quello di X Factor. Ma il suo carisma, non solo canoro, lo vedi pure quando con empatia minimalista e intensità interpretativa ti restituisce un grande classico, senza neanche un granello di polvere a invecchiarlo. Anzi. Paga aver cantato in modo incerto nel momento decisivo il suo Caravan Petrol mashuppato che già avevamo apprezzato al meglio e il fatto che la quota sperimentazione, a X Factor, è destinata a un’inevitabile eliminazione prima o poi. La cosa positiva è il lodo Erio: ovvero che una come lei – come nel caso del cantautore livornese della scorsa edizione – aveva bisogno di X Factor per farsi conoscere, non per vincerlo. E non vedo l’ora di rivederla live a Napoli. Soffro fortissimo per non aver sentito il suo inedito, che so già avrei amato ferocemente. Come la sua metafora del gelato. Voglio il gusto Dadà, ora.

Giorgia Turcato voto: 5,5

Ha tutto per essere tra le migliori. Ha una voce clamorosa, una bellezza ipnotica, questa settimana ci ha messo anche un lavoro serio su se stessa, e la presenza scenica guadagna dal suo impegno nel ballo. Questa volta è stata davvero più Joelle che Giorgia, però hai sempre l’impressione che si fermi a un passo dalla vetta dopo aver scalato tutto il giorno, come se ne avesse paura. Ecco, hai l’impressione che di quel palco lei abbia troppo paura, che non abbia coscienza dei talenti e del modo in cui ha saputo riempirlo quando rimaneva ferma con una chitarra. Non è stata convincente questa settimana, però i miglioramenti ci sono stati: nell’uso del corpo come nella “determinazione” vocale. Abbia il coraggio di essere davvero Joelle, chiunque ella sia, perché qui la sensazione di aver sentito sempre la stessa canzone l’abbiamo avuta. Ha avuto un’altra occasione, forse immeritata rispetto al valore degli altri “ballottati”, non la sprechi.

Tropea voto: 5

Una media tra il sette e mezzo dei loro Verdena – per cui non meritavano di andare al ballottaggio, ma ormai il televoto li ha presi di punta e soprattutto si sono trovati in una manche in cui nessuno meritava l’eliminazione – e il quattro e mezzo di quello che loro considerano il loro cavallo di battaglia che fanno sì benino, ma niente di più. E all’ultimo scontro di questo Hell Factor sembravano già rassegnati all’eliminazione, Pietro ha parlato al passato prima ancora del verdetto. Non ci hanno mai creduto fino in fondo, forse perché non si sono mai sentiti davvero a loro agio, ma l’aver salvato la pellaccia anche stavolta all’ultimo dovrebbe dare loro il desiderio e la follia che finora non abbiamo ancora visto e che a mio parere hanno. In ogni caso un live loro me lo andrò a vedere e all’inizio di quest’avventura non l’avrei mai detto.

Disco Club Paradiso voto: 4

L’entropia jovanottiana sta diventando caos confuso, scegliere poi Laura non c’è non aiuta, o la devasti oppure Nek non lo puoi far diventare ironico, goliardico, un po’ pazzo. Pure se lo mashuppi con una punta di Manu Chao (ma perché!). Sembravano una bomba d’energia, invece erano un calesse di note impazzite, con un talento di intrattenimento che nel frontman sembra già spento (e così scopri che vocalmente è deludente), o comunque divenuto routine, e che ora sembra persino contagiare il supersassofonista che relegano a un valzer “lisciato” improbabile. Come se questi live ne avesse minato l’incoscienza e loro, alla Gigi La Trottola, abbiano provato a metter su la faccia seria ma ammiccando al pubblico e dicendo che sono sempre quelli che spizzano le mutandine bianche dell’allenatrice. La produzione che a tavolino cerca la loro anima, infine, dà la stessa idea di imbarazzo di Berlusconi su Tik Tok. Poi, va detto, che in tanti li abbiamo probabilmente sopravvalutati: mi sa che speravo di aver scoperto i nuovi Pinguini Tattici Nucleari, ma sotto acidi. E invece il sospetto è che aspirino a essere dei TheGiornalisti da balera pop rock sfigata. Il casino fatto finora, comunque, gli ha guadagnato l’amore del pubblico e la salvezza dal e del televoto.

Fedez voto: 3

irriconoscibile, musicalmente dice poco e male, televisivamente si nasconde, non graffia, si lascia colpire e affondare da Dargen e con Rkomi il suo gioco (al massacro) è troppo scoperto e di fronte alla onestà intellettuale e purezza emotiva del collega diventa pure inefficace. A ora è la delusione di questa stagione, come una sorta di Allegri (o Sacchi e Capello) che tornano dove hanno stravinto e provano le vecchie ricette per rifarlo. Scoprendo che è cambiato tutto o, peggio, sei cambiato tu. Essendo un vecchio lupo di questi mari, però, abbiamo una convinzione: si sta (trat)tenendo per dare tutto alla fine. E vedremo scorrere il sangue. Metaforicamente, ovviamente. Forse.

Sangiovanni voto: 2

Difficile dire se sia più brutto il pezzo – Fluo, ma poi il ragazzo sapeva pure scrivere – o i suoi pantaloni o il verso “vuoi provare l’amore senza protezione solo per dire adesso che si fa”. O anche la sua intervista successiva in cui fa un comizio sull’essere comunità in Italia, sull’importanza di Mariposas uscito in Spagna, roba che Umberto Tozzi allora chi è, Garibaldi? E poi il suo «vivo, scrivo, loro lo sanno meglio di me» è una delle cose più cringe mai sentite. Quando si azzarda a prendere in giro con la sua ironia inesistente Fedez e nessuno capisce la battuta, Francesca Michielin reagisce con «Magnifico», simile al «E dunque» che di solito in un primo appuntamento è il termometro che lei è divisa tra la noia che la corrode e il terrore che tu sia un serial killer. Lo dico per esperienza diretta.

Televoto chirurgico voto: 1

Non voglio querele quindi non avanzerò teorie complottistiche sul televoto, a maggior ragione che Matteo Orsi è stato eliminato (anche) dai giudici. Ma se al quarto live quattro squadre molto squilibrate si trovano con un eliminato ciascuno, nella miglior tradizione del manuale Cencelli, ti fa capire, diciamo, che moriremo democristiani, pubblico di X Factor compreso. Così, però, ci annoieremo facilmente ragazzi. E torniamo a un format che è nato vecchio e ora è davvero consunto.

Hot Factor voto: 0

Aero come quello che aggiunge e toglie alla trasmissione. Niente appunto. Questi dieci minuti (decidetevi, fate una pillola bravissima o fate mezz’ora, questo timing è demenziale) sono ben ritratti dall’ansia di Fedez di andarsene ancora prima dei saluti dal tavolo. Così scoperto e scalato neanche io alle rimpatriate di classe.

X Factor 2022, le pagelle dei terzi Live: moriremo democristiani e annoiati | Rolling Stone Italia